(Prima voce non identificabile, in tono imperioso) – Senti, li dovete togliere da lì.
(Seconda voce non identificabile, piuttosto biascicata) – E perchè?
- Perchè la capitale è Roma.
- Non me ne frega niente, restano dove sono.
- No guarda, hai capito male, il capo sono io e se dico che li devi togliere tu li riporti dov’erano.
- Altrimenti?
- Altrimenti salta l’alleanza, cribbio!
- Bravo, così niente processo lungo e ti ritrovi a giocare a briscola col tuo amico a Poggioreale.
- (pausa di silenzio) … stai dicendo che il processo lungo me lo fareste passare davvero senza altri casini?
- Ma certo, stai tranquillo, lo sai che ti puoi fidare no?
- Insomma, ultimamente…
- Perchè, non siamo noi che ti abbiamo sempre salvato il culo?
- Sì è vero, però su questa storia c’è anche quel rompiballe lassù…
- E tu dagli ragione, a noi ci fa comodo: più continuate a dire che bisogna riportarli a Roma più la gente si convince che sono veri ministeri e che stiamo davvero spostando la capitale al Nord, così i miei si mettono tranquilli una volta per tutte, che prima di questa roba si stavano incazzando di brutto.
- Dì un po’, ma vuoi far scoppiare una guerra civile per la capitale tra Roma e Milano?
- No, a dire il vero no, troppo casino. Ma anche se fosse a te non te ne deve fregare niente, è già tanto se ti teniamo fuori di galera, ci manca solo che ci mettiamo a parlare di politica con te.
- Va bene va bene, non c’è bisogno che t’incazzi, allora restiamo così: io continuo a chiedervi di riportarli a Roma, voi ve ne sbattete e li lasciate lì, e intanto mi fate passare il processo lungo, ok?
- Bravo, vedi che se ti metti d’impegno alla fine le cose le capisci, certe volte mi sembra di parlare con mio figlio (attacca il telefono).







