Estate 2011: le intercettazioni impossibili

luglio 29th, 2011

(Prima voce non identificabile, in tono imperioso) – Senti, li dovete togliere da lì.

(Seconda voce non identificabile, piuttosto biascicata) – E perchè?

- Perchè la capitale è Roma.

- Non me ne frega niente, restano dove sono.

- No guarda, hai capito male, il capo sono io e se dico che li devi togliere tu li riporti dov’erano.

- Altrimenti?

- Altrimenti salta l’alleanza, cribbio!

- Bravo, così niente processo lungo e ti ritrovi a giocare a briscola col tuo amico a Poggioreale.

- (pausa di silenzio) … stai dicendo che il processo lungo me lo fareste passare davvero senza altri casini?

- Ma certo, stai tranquillo, lo sai che ti puoi fidare no?

- Insomma, ultimamente…

- Perchè, non siamo noi che ti abbiamo sempre salvato il culo?

- Sì è vero, però su questa storia c’è anche quel rompiballe lassù…

- E tu dagli ragione, a noi ci fa comodo: più continuate a dire che bisogna riportarli a Roma più la gente si convince che sono veri ministeri e che stiamo davvero spostando la capitale al Nord, così i miei si mettono tranquilli una volta per tutte, che prima di questa roba si stavano incazzando di brutto.

- Dì un po’, ma vuoi far scoppiare una guerra civile per la capitale tra Roma e Milano?

- No, a dire il vero no, troppo casino. Ma anche se fosse a te non te ne deve fregare niente, è già tanto se ti teniamo fuori di galera, ci manca solo che ci mettiamo a parlare di politica con te.

- Va bene va bene, non c’è bisogno che t’incazzi, allora restiamo così: io continuo a chiedervi di riportarli a Roma, voi ve ne sbattete e li lasciate lì, e intanto mi fate passare il processo lungo, ok?

- Bravo, vedi che se ti metti  d’impegno alla fine le cose le capisci, certe volte mi sembra di parlare con mio figlio (attacca il telefono).



Secondo Tremonti solo i poveri rubano, i ricchi non ne hanno motivo

luglio 29th, 2011

Per difendersi dalle accuse sull’affare della casa di Milanese, non è chiaro se ci abitasse gratis o la pagasse in nero nè quale sarebbe l’ipotesi più grave, Tremonti rispolvera un argomento molto usato quando qualche personaggio notoriamente benestante viene pescato con le mani nella marmellata.

In sostanza, l’argomento è questo: se uno è già pieno di soldi non ha nessuna ragione di violare la legge per procurarsene altri.

Un percorso logico che si ritrova nelle ultime dichiarazioni di Tremonti: “non ho bisogno di fregare soldi agli italiani“.

L’argomento è chiaramente fallace, anche perchè in sostanza vorrebbe dire che solo i poveri rubano, mentre i ricchi non ruberebbero mai perchè gli mancherebbe il movente.

Sappiamo tutti che le cose non stanno così ma l’argomento ha una sua presa, che nasce da un errore di identificazione. Se avessimo tutti i soldi che ha Tremonti (o Berlusconi, o il riccone indagato di turno), ci chiediamo, penseremmo mai di violare la legge per fare altro denaro? La nostra risposta sarebbe ovviamente no, non ci penseremmo neppure.

Noi poveri mortali che fatichiamo a finire il mese con mille euro, se avessimo tutti quei soldi rispetteremmo la legge col massimo scrupolo proprio per essere certi di goderci la vita senza che nulla possa turbare la nostra serenità milionaria.

Ma sarebbe appunto un errore di identificazione, perchè in realtà la logica di chi ha poco denaro non può essere applicata a chi maneggia miliardi. Sono due universi distinti e separati con logiche differenti, il significato del denaro per un lavoratore o un pensionato è completamente diverso dal significato del denaro per un miliardario. E’ sempre denaro ma il significato è diverso.

Il comune cittadino pensa: “ah se avessi un miliardo di euro passerei tutto il tempo a godermelo e non starei certo a sbattermi per guadagnarne un altro” e immagina che chi dispone di tali cifre faccia lo stesso, ma non è così ed è facile dimostrarlo.

Se così fosse, infatti, se davvero esistesse una soglia, per esempio a un miliardo di euro, oltre la quale il desiderio di accumulare altro denaro si attenua fino a spegnersi, allora non esisterebbe nessuno più ricco di un miliardo, mentre la storia e la cronaca ci insegnano che non esiste un limite e che anzi molto spesso proprio chi  ha già tanto denaro si mostra più bramoso di averne altro a qualsiasi costo.

Si spiegano così fenomeni che appaiono ai più incomprensibili, come per esempio i casi di quei boss mafiosi che maneggiano letteralmente quintali di banconote e poi rischiano di farsi beccare perchè cercano di farsi pagare le cure dalla mutua o di riscuotere la pensione minima.

Sarebbe bello non sentire più più i politici italiani difendersi con argomenti del tipo “quelli ricchi come noi non rubano perchè non ne hanno bisogno”, offendono la nostra intelligenza e anche la nostra condizione economica.

Daria, ragazza ucraina matura anche senza codice fiscale

giugno 7th, 2009

maturita2111Non ci sarebbe nessun motivo di legge per cui la ragazza ucraina di Napoli, che non ha il codice fiscale, non possa affrontare l’esame di maturità. Lo precisa una nota del Miur, il Ministero dell’Istruzione, secondo cui ogni altra indiscrezione sulla vicenda sarebbe priva di qualsiasi fondamento giuridico.

A rivelare la notizia della ragazza ucraina, Daria, impossibilitata a dare gli esami di maturità in quanto clandestina e priva di codice fiscale,  era stato il quotidiano ‘Il Mattino’, che spiegava come gli insegnanti della ragazza e il dirigente scolastico si stessero adoperando per trovare una soluzione. Ma è una corsa contro il tempo, diceva l’articolo,  e l’appuntamento con l’esame e’ ormai imminente.Anche i suoi compagni si sono mobilitati, e pensano a una petizione per permettere alla ragazza di sostenere l’esame.

Daria è ucraina e clandestina, non ha documenti nè codice fiscale, spiegava il quotidiano, e quindi non può fare l’esame di Stato, perchè – sempre secondo il quotidiano – una circolare del 22 maggio 2009 del ministro Gelmini vuole che senza codice fiscale non si possa sostenere l’esame; eppure, studentessa al liceo Margherita di Savoia di Napoli, è bravissima a scuola, parla 6 lingue e, nel suo paese, ha già il suo titolo di studio, che in Italia però non è valido.

A quanto pare però, almeno stando alla nota ufficiale del Miur, che comunque dovrebbe fare fede, il codice fiscale non dovrebbe essere un requisito imprescindibile per dare la maturità.

Gli articoli del Times pilotati? Da che pulpito…

giugno 2nd, 2009

Molti ricorderanno la famosa sfuriata di Belpietro a Ballarò contro chi insinuava che le sue scelte editoriali avessero a che fare con la proprietà del giornale: ma come vi permettete – urlava indignato – un vero giornalista non ha altri padroni che la sua coscienza e la sua libertà di giudizio!

Adesso però gli stessi giornalisti abituati a protestare la propria indipendenza con tanta foga sembrano tutti impegnati a sottolineare la proprietà murdochiana del Times, dando praticamente per scontato, in questo caso, che “giornalista scrive cosa padrone vuole”.

Si impone quindi una domandina, a Belpietro e colleghi: se voi siete così indipendenti dalla proprietà come dite, perchè mai non dovrebbero esserlo anche i giornalisti degli altri giornali?

Oppure: se gli articoli del Times sono pilotati dal proprietario del giornale, perchè dovremmo credere che gli articoli sui giornali berlusconiani siano invece ispirati dal vostro libero giudizio?

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Le dichiarazioni della Santanchè

giugno 1st, 2009

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Alcune voci sembrerebbero mettere in dubbio la spontaneità delle dichiarazioni rese dalla Santanchè sulla presunta relazione della moglie del premier.

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Carla Bruni: venduto il castello della sua infanzia

maggio 30th, 2009

carla-bruniCarla Bruni Tedeschi Sarkozy aveva deciso di mettere in vendita Villa Ceriana, casa di famiglia sulle colline piemontesi, soppiantata dai saloni dell’Eliseo, e ora il castello di Castagneto, che ha 40 stanze e si estende su una superficie di 1500 metri quadrati, acquistato da Alberto Bruni Tedeschi nel 1952 come luogo di feste, ma anche di vacanza, è stato venduto al principe dell’Arabia Saudita Al Waleed Al Saud, considerato il 13/o uomo piu’ ricco al mondo.

Sono state cedute all’arabo, attraverso 2 societa’ delle Cayman, le quote della societa’ Icer Sas.

L’atto è stato sottoscritto lo scorso 19 maggio nello studio di un commercialista torinese. In particolare, secondo quanto riferisce il quotidiano, sono state cedute al potente uomo d’affari arabo, attraverso due società delle Cayman, le quote della società Icer Sas (Carla Sarkozy, la sorella Valeria e la madre Marisa avevano trasformato in accomandita la società che controllava la tenuta di Castagneto Po).

L’ex modella è nata a Torino nel dicembre 1967 e lasciò l’Italia con la sua famiglia per trasferirsi a Parigi nel 1972.

Castagneto Po era da qualche mese  diventata il centro di trattative, pettegolezzi, presunte visite a sorpresa, annunciate in pompa magna da negozi in cerca di attenzione e clienti.

Ma l’affare andava avanti, si parlava davvero di soldi e compratori, compreso il Comune, che utilizzava spesso l’affascinante palazzo per ospitare eventi. Il sindaco non si tirava indietro ma faceva capire che la cifra richiesta era eccessiva per chiudere l’operazione.

Massimo Bocca, anima e voce della minoranza in Consiglio comunale a Castagneto Po, insisteva: «In paese manca tutto. Non c’è una palestra né per la ginnastica dei bambini delle scuole, né per fare sport, mancano i servizi integrativi scolastici, manca una sede per le associazioni e un punto di ritrovo per gli abitanti. Allora io dico: se il comune deve proprio spendere dei soldi, compriamoci il castello dei Bruni Tedeschi e trasformiamolo nel punto di partenza per il rilancio».

Ma la signora Sarkozy ha definito un prezzo di base troppo alto per le casse del comune.  Si parlava di 6 milioni di euro, e secondo alcuni più del doppio per la magione dove a first lady di Francia giocò da piccolina fino al trasferimento a Parigi, per poi tornarci, anni dopo, per soggiorni brevi ma intensi sempre oggetto di aneddoti capaci di alimentare per mesi le fantasie dei compaesani.

Ora  quindi il castello è stato comprato per 17,5 milioni di euro, in particolare, secondo quanto riferisce il quotidiano La Stampa, sono state cedute al potente uomo d’affari arabo, attraverso due società delle Cayman, le quote della società Icer Sas (Carla Sarkozy, la sorella Valeria e la madre Marisa avevano trasformato in accomandita la società che controllava la tenuta di Castagneto Po).

Ora gli abitanti di Castagneto Po si aspettano che il nuovo proprietario non voglia trascurare le esigenze della comunità e che questo passaggio di proprietà possa diventare un’occasione per valorizzare le attrattive della piccola città piemontese.

Brunetta: internet vietata ai dipendenti pubblici

maggio 29th, 2009

brunetta1Per non lasciare dubbi sulla correttezza delle disposizioni e sul rispetto dei dipendenti pubbici, il Ministro ha ribadito le garanzie per quanto riguarda l’utilizzo di internet e della posta elettronica: l’opera di ispezione sui dipendenti da parte dei dirigenti non deve infatti essere indiscriminata o prolungata, deve tenere conto dei diritti sulla privacy e i dipendenti pubblici devono essere informati dell’esistenza di sistemi di controllo.

Detto questo, niente più giochi nè shopping on line. Impossibile chattare con gli amici o prenotare una vacanza. Sarà proibito caricare o scaricare file estranei al proprio lavoro. Così la nuova direttiva del ministro per la Funzione pubblica Renato Brunetta sull’utilizzo di internet negli uffici.
Anche l’uso della posta elettronica istituzionale sarà regolato dalle singole amministrazioni, il dipendente è a nche tenuto a fare in modo di impedire l’accesso non autorizzato sul PC a lui affidato.
In sostanza, con la direttiva n. 2/09, il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione punta ad aumentare la produttività dei lavoratori pubblici eliminando ogni distrazione derivante dall’accesso alla Rete e ponendo un limite all’utilizzo privato dei mezzi informatici dello Stato.

E’ però consentito l’utilizzo di internet anche per scopi privati, a discrezione delle varie Amministrazioni, ma solo per usufruire dei nuovi servizi amministrativi e burocratici, cosi da permettere al dipendente di richiedere un documento o un certificato. Questa apertura potrebbe far risparmiare eventuali ore di permesso o giorni di ferie.

Secondo la direttiva di Brunetta, “l’utilizzo delle risorse ICT da parte dei dipendenti, oltre a non dover compromettere la sicurezza e la riservatezza del Sistema informativo, non deve pregiudicare ed ostacolare le attività dell’Amministrazione od essere destinato al perseguimento di interessi privati in contrasto con quelli pubblici”.
Tra le attività proibite si segnalano in modo specifico “la visione di siti non pertinenti, l’upload e il download di files, l’uso di servizi di rete con finalità ludiche o comunque estranee all’attività lavorativa”, che devono essere impedite anche attaraverso appositi filtri e software.

Da un lato infatti si auspicava (e si auspica) un utilizzo sempre più diffuso delle nuove tecnologie nel settore della PA, e particolarmente dell’uso della posta elettronica, con l’obiettivo anche di attivare per ogni dipendente una apposita casella. Tale obiettivo, già menzionato negli anni passati in documenti quali le “Linee guida per lo sviluppo della società dell’informazione nella legislatura”, del 2001, e richiamato dall’art. 24 comma 8 lettera e) della legge 16/1/2003 n.3, nelle precedenti direttive è stato poi ribadito nella Direttiva del Ministro del 27/11/2003 avente come titolo “Impiego della posta elettronica nelle pubbliche amministrazioni”, per poi essere richiamato anche nella Direttiva Brunetta di questi giorni.

Nelle altre pagine della direttiva Brunetta diramata martedì, si trovano anche le indicazioni per «un giusto bilanciamento» tra i diritti individuali e il potere di controllo dell’amministrazione. No, dunque, all’accesso in siti inseriti in black list, sì all’utilizzo di internet per assolvere incombenze amministrative e burocratiche private senza allontanarsi dal posti di lavoro. «L’utilizzo delle risorse Ict da parte dei dipendenti, oltre a non dover compromettere la sicurezza e la riservatezza del sistema informativo, – è scritto in una direttiva del ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta – non deve pregiudicare ed ostacolare le attività dell’amministrazione o essere destinato al perseguimento di interessi privati in contrasto con quelli pubblici».

Al di là delle buone intenzioni, resta tutto da verificare in quale misura queste norme, che andranno comunque ad appesantire le attività di informatizzazione degli uffici con l’introduzione di filtri e software di controllo, potranno avere un reale effetto benefico sull’efficienza degli stessi.
Sono molti a esprimere dubbi e perplessità sul fatto che siano davvero quest i problemi delle Pubbliche Amministrazioni.

Mano pesante del giudice sportivo per la bagarre del Toro

maggio 26th, 2009

Molti a Torino se l’aspettavano, anche se qualcuno puntava sull’attenuante della provocazione per poter godere qualche sconto di pena.

Invece la mano del giudice sportivo è stata davvero pesante nei confronti del Torino.

La formazione granata paga duramente per la rissa che ha caratterizzato il finale del match di domenica contro il Genoa.

Domenica prossima, nell’ultima sfida di campionato contro la Roma, il Torino, terz’ultimo in classifica con il Bologna ma in svantaggio con gli emiliani nei confronti diretti, dovrà fare a meno di 7 giocatori.

Quattro giornate sono state inflitte a Angelo Obinze Ogbonna e Marco Pisano. Due turni a Rolando Bianchi, Aimo Diana e Cesare Pratali.

In più, inibizione fino al 15 luglio e multa di 10.000 euro per il dirigente granata Massimo Ienca.

Bianchi e Diana, dopo aver lasciato la panchina, avrebbero  “tenuto una condotta aggressiva ed intimidatoria nei confronti di calciatori avversari, ingiuriandoli e spintonandoli”, secondo il giudice sportivo Gian Paolo Tosel, e  Ogbonna  avrebbe colpito un calciatore avversario con un violento calcio ad una gamba.

L’ingresso di Pratali in campo senza autorizzazione e gli insulti al quarto uomo, il tentativo di Olivera di colpire un avversario con violenti pugni, gli insulti di Ienca ai calciatori ed ai dirigenti della squadra avversaria, rappresentano i principali capi di accusa.

Non si hanno notizie di un eventuale ricorso, ma sembra improbabile che i fatti addebitati, largamente documentati dalle immagini, possano essere ridimensionati in qualsiasi sede.

Mentana reintegrato. Lo spettro di Santoro aleggia su mediaset

maggio 26th, 2009

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Annullato il licenziamento di Mentana. Ma non si era dimesso lui?

A quanto pare la verità sull’uscita di Mentana da Matrix e da Mediaset non era proprio come ce l’avevano raccontata.

Il giudice del tribunale del lavoro ha accolto un ricorso presentato dall’avvocato Domenico D’Amati e  ha disposto il reintegro di Enrico Mentana nel programma Matrix come realizzatore del programma e come conduttore.

Il giudice di Roma Guido Rosa ha anche condannato Rti al pagamento dei danni. Il ricorso sostiene che Mentana è stato illegittimamente licenziato.

Eppure molti ricorderanno che la notizia delle dimissioni di Mentana era stata data con grande clamore, e che apparentemente non sarebbe stato licenziato ma sarebbero state accolte, a dire il vero con tempestività sospetta, le sue stesse dimissioni.

Oggi invece scopriamo che le cose non sono affatto andate come sembrava, e non c’è poi troppo da stupirsi: accade spesso che una verità diversa e più vera di quella mediatica emerga dalle carte giudiziarie.

L’ordinanza di reintegro ha infatti escluso che ci siano state dimissioni da parte di Mentana e ha ritenuto che ci sia invece stato licenziamento. La vicenda nasceva dalla polemiche seguite dalla decisione aziendale di mantenere inalterata la programmazione di Canale 5 in occasione della morte di Emanuela Englaro.

Si «dichiara l’illegittimità del licenziamento» e si «ordina la reintegrazione di Enrico Mentana nel posto di lavoro già occupato con mansioni di realizzatore e conduttore del programma Matrix». Inoltre Rti viene condannata al «risarcimento del danno in misura di 5 mensilità della retribuzione». In realtà, spiega l’avvocato d’Amati, Mentana è stato licenziato il 9 febbraio scorso, dunque meno di 5 mesi fa. «È stato applicato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che prevede un risarcimento di almeno 5 mensilità».

Il commento di Mediaset alla decisione del Tribunale di Roma che ha deciso di reintegrare Enrico Mentana alla conduzione di Matrix è stato asciutto: “Mediaset prende atto della sentenza, a nostro avviso sorprendente, emessa dal Tribunale di Roma nella causa intentata da Enrico Mentana contro il nostro Gruppo».

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Maldini in curva sud: è qui la festa?

maggio 25th, 2009

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Si sapeva che i rapporti fra Maldini e la Curva sud non erano idilliaci.

Ma che gli 8 mila del tifo organizzato rossonero potessero rovinare la festa per l’addio del capitano al Meazza in pochi se lo immaginavano.

Maldini chiude con amarezza la sua storia a San Siro. Da quella sfida di coppa Italia del 1985 in cui mise piede su questo campo a oggi, ha raccolto una caterva di successi, e quando lo speaker li elenca, dagli spalti si alza un boato che dà il via alla festa.

La vendetta è stata servita nel momento di massima attenzione mediatica. La sciarpata in onore del capitano è stata brutalmente offuscata dal primo eloquente striscione: «Grazie capitano, sul campo campione infinito. Ma hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito» e da altri 4 lenzuoli di cui tre dedicati a Silvio Berlusconi: «Se vendi Kakà per risanare la società e non spendi più i tuoi milioni, caro Berlusconi grazie di tutto e vai fuori dai coglioni», «Sono anni che compri bidoni e figurine, quest’anno chi compri, le veline?», e «Devi spendere».

«Sono orgoglioso di non essere uno di loro», ha commentato Paolo quando gli hanno chiesto degli ultras. Pe­rò Maldini ha sempre saputo difendersi e saprà farlo anco­ra. «Questa non è gente che ama il calcio, è gente che lo usa», ha detto con amarezza Spalletti. «Potevano rispar­miarsela », ha tagliato corto An­celotti.

Insomma, il pomeriggio delle ce­lebrazioni è finito nel peggio­re dei modi.